Il regno di Tarquinio il Superbo (pag. 372)

Post Servium Tullium Lucius Tarquinius Romae regno potitus est, cui Superbo Romani cognomen dederunt, quia socerum sepultura prohibuit, dictitans Romulum quoque, vita defunctum, sepultura caruisse. Primores patrum, quos Servii rebus favisse credebat, vario supplicio affecit. Nam multum eius intererat sine adversariis regnare. Apud omnes constat illum primum inter reges privato ac domestico consilio rem publicam administravisse. Bellum enim, pacem, foedera, societates per se ipse cum quibus voluit, sine iussu populi ac senatus, fecit diremitque. Tandem Romanos taedere coepit Tarquiniorum dominationis. Dum rex Ardeam, Rutulorum urbem, quae non longe ab Urbe aberat, oppugnat, imperium amisit. Nam, cum Sextus, filius eius, Lucretiam, nobilissimam feminam, quae Collatino nupserat, turpi iniuria affecisset, eaque ob iniuriae dedecus sibi ipsa mortem conscivisset, Lucius Iunius Brutus populum concitavit et ei persuasit ut imperium regi abrogaret et in exilium impelleret.

da Livio

TRADUZIONE

Dopo Servio Tullio s’impadronì del regno di Roma Lucio Tarquinio, al quale i Romani dettero il soprannome di Superbo, perché proibì la sepoltura del suocero, andando dicendo che anche Romolo, giunto a fine vita, non avesse avuto sepoltura. Tormentò con varia pena i più importanti senatori, che credeva avessero favorito le azioni di Servio. Infatti gli interessava molto regnare senza avversari. È noto a tutti che lui, primo fra i re, amministrasse lo Stato con decisioni private e personali. Infatti, egli da solo dette origine e fine a guerra, pace, patti, alleanze con chi volle, senza il volere del popolo e del senato. Alla fine la tirannide dei Tarquini cominciò ad infastidire i Romani. Mentre il re assediava Ardea, città dei Rutuli che non distava molto da Roma, perse il potere. Infatti, poiché suo figlio Sesto aveva fatto turpe violenza a Lucrezia, donna molto nobile, che aveva sposato Collatino, e poiché questa per il disonore dell’offesa si era data da sé la morte, Lucio Giunio Bruto istigò il popolo e lo indusse a revocare il potere al re ed a cacciarlo in esilio.

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