Prometeo incatenato (pag. 364)

Nobilis (Noto) est fabula, quae de Prometheo, Iapeti filio, a poetis narratur. Cum Iuppiter ignem hominibus occultavisset ne nimiam potentiam attingerent, ille eum a caelo subduxit et in ferula repositum in terram portavit ut hominibus donaret. Neque hoc munere contentus fuit, sed  homines docuit quo modo igne uterentur et quo modo eum in cinere obrutum servare possent ne exstingueretur. Tunc Iuppiter, vehementi ira motus, Vulcanum iussit Prometheum ferreis vinculis vincire et in Caucaso monte ad saxum praeruptum alligare, ubi cotidie aquila, a Iove demissa, eius iecur exedebat, quod tamen noctu iterum crescebat. Tam crudelis poenae et acerbi cruciatus tandem Iovem paenituit, qui miserum Prometheum liberavit. De qua re etiam alia fabula narratur. Dicitur enim non Iuppiter sed Hercules eum liberavisse, cum aquilam sagittis transfixisset et Prometheum ex vinculis solvisset.

TRADUZIONE

É nota la storia che narrano i poeti su Prometeo, figlio di Giapeto. Poiché Giove aveva tenuto nascosto agli uomini il fuoco affinché non acquisissero troppa potenza, lui lo rubò dal cielo e riposto in una canna lo portò sulla terra per donarlo agli uomini. E non si fermò a questo dono, ma insegnò agli uomini in che modo usare il fuoco e in che modo lo potessero conservare coperto nella cenere affinché non si estinguesse. Allora Giove, mosso da violenta ira, ordinò a Vulcano di legare con catene di ferro Prometeo e immobilizzarlo  nel Caucaso ad un masso scosceso, ove ogni giorno un’aquila, mandata da Giove, divorava il suo fegato, che tuttavia ricresceva di notte. Una pena tanto crudele ed una tortura così aspra fece pentire Giove, che liberò il misero Prometeo. Di questo fatto si narra anche un’altra storia. Si racconta infatti che non Giove, ma Ercole lo liberasse, trafiggendo l’aquila con le frecce e liberando Prometeo dalle catene.

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